Manovra: alla fine l’Unione Europea dice sì, ma ora il rischio è l’esercizio provvisorio

Unione Europea

Alla fine Conte, Tria ed i due vice premier hanno deciso di sventolare la bandiera bianca e ridurre il deficit/pil, dal 2,4% al 2,04 e l’Ue si è ammorbidita. Ha portato a casa tutto ciò che ha potuto e dulcis in fundo, come l’uomo del monte, ha detto ‘sì’ ad una manovra che tra l’altro, al momento, è solo lei a conoscere. Il che rende ancora più inquietante l’intera vicenda di questa legge di bilancio. Tanto che la strategia del “tira e molla” e dei tanti, obiettivamente troppi, ed al tirar delle somme, anche inutili, “me ne frego di Bruxelles” di Salvini e Di Maio, ci sono costati – secondo la Fondazione Hume – una perdita complessiva di valore dei portafogli degli italiani di 244miliardi.

E senza parlare della incertezza che ne è derivata e che ha colpito le nostre aziende, procurando loro una caduta di fiducia che tra luglio e settembre ha, a sua volta, prodotto un calo di 98mila posti di lavoro a tempo indeterminato e di 28mila autonomi, per un totale di 126mila unità. A fronte della sottoscrizione di 74mila nuovi contratti a termine e un saldo negativo di 52mila unità di lavoratori in meno rispetto al trimestre precedente e un incremento degli inattivi pari allo 0,4% che ha spinto al 34,5% la percentuale di chi il lavoro neanche lo cerca più. Ed ora c’è anche un rischio in più.

Purtroppo la manovra, o meglio il maxiemendamento – per la prima volta nella storia, in corso di scrittura in quel di Bruxelles, alla faccia del sovranismo, decisamente tanto predicato, ma pochissimo praticato tanto dai “gialli”, quanto dai “verdi” – arriverà (se davvero vi arriverà) nell’aula del Senato soltanto venerdì, poi dovrà tornare alla Camera (dove la manovra ufficialmente è stata già approvato, ma era solo carta straccia), per cui il “si” di Montecitorio e, quindi, il via libera definitivo, potrà essere “servito” tra Natale e Capodanno, ma potrebbe andare anche oltre. Da qui, allora, un rischio in più: l’esercizio provvisorio, previsto dalla Costituzione nel caso che il governo non riesca ad approvare l’annuale legge di bilancio entro il 31 dicembre dell’anno in corso. Può durare al massimo 4 mesi, durante i quali sarà possibile spendere solo un dodicesimo di quanto stanziato dalla legge di Bilancio dell’anno precedente nelle sue varie poste. A chi è convenuto tutto questo?

A nessuno, non all’Italia che, tra rischio procedura d’infrazione, esercizio provvisorio, sta precipitando sempre più – nonostante i tentativi di rassicurazioni in senso contrario di Conte, cui fa da contraltare il silenzio, inquietante, di Tria – in una situazione di assoluta precarietà. E considerate, le tante accuse di tradimento piovutegli addosso dai rispettivi sostenitori, neanche a Giggino e Matteo che hanno perso la faccia. E, perchè no, anche la sicumera. Certo, continuano ad assicurare che tutto va bene e che alla fine tutto finirà come avevano promesso. Lo fanno con sempre minori certezze ed a voce sempre più bassa. Purtroppo, per loro, sono sempre più vittime dei loro errori ed hanno piena consepovelezza della loro fragilità, causata proprio di tali errori.

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