Il populismo sbarca in Spagna: l’ascesa di Vox

L’ultimo tassello del puzzle dei populismi europei è stato colmato. Con l’exploit del partito Vox alle ultime elezioni regionali per il Parlamento Andaluso (organo legislativo della Comunità Autonoma di Andalusia) anche la Spagna ha il suo “populismo”. La regione più popolosa dello stato iberico e con il tasso di disoccupazione più alto ha visto la sconfitta dei socialisti del PSOE, seppur primo partito con il 28%. Il Partito Popolare in netto calo al 20.8%  ma in posizione tale da avere ambizioni per la formazione di un governo di coalizione alleandosi con le vere sorprese di questa elezione: Ciudadanos, il partito centrista guidato a livello nazionale da Albert Rivera che passa dal 9.3 al 18.2%  ma soprattutto Vox  che alle ultime elezioni regionali non riuscì nemmeno a superare la soglia di sbarramento fermandosi ad un irrilevante 0.45% e che si è affermato con 400.000 voti ovvero l’11%, rendendogli ben 12 seggi. Sono iniziate dunque le trattative per formare un nuovo governo di coalizione che vede l’attuale presidente, la socialista Susana Diaz, ormai fuori dai giochi dato che le elezioni anticipate sono state convocate proprio per la rottura dell’alleanza di governo locale con Ciudadanos.

Ma che cos’è Vox? Il partito definito dai media progressisti spagnoli ed europei come di ‘’estrema destra’’ è una creatura complessa. Guidato dal 42enne Santiago Abascal, il partito nasce nel 2014 da una scissione del Partito Popolare, la grande casa del centro-destra spagnolo.  Basterebbe conoscere un po’ la storia dei popolari spagnoli per comprendere quanto le etichette non bastino a definire la peculiarità di Vox.  Il Partito Popolare ha avuto, sin dalla nascita nel 1989, numerose anime al suo interno, ospitando tutto lo spettro della destra conservatrice, democristiana ma anche postfranchista spagnola. Non a caso è l’erede diretto di quella coalizione di partiti detta Alleanza Popolare che durante la ‘’Transicion’’ dal regime di Francisco Franco alla democrazia, riuniva gli alti esponenti politici sostenitori del governo del Caudillo. Santiago Abascal, il leader di Vox è figlio di questa tradizione politica: nonostante sia nato a Bilbao nei Paesi Baschi si identifica nel filone patriottico dunque fortemente spagnolista dei conservatori di Spagna. Figlio di un dirigente del PP e nipote di un sindaco dell’epoca di Franco, Abascal e i suoi compagni di partito rifiutano categoricamente la definizione di estrema destra riappropriandosi di un’antica tradizione politica e inserendosi in quel filone europeo e internazionale degli emergenti partiti populisti che rifiutano con fermezza la dicotomia destra-sinistra.

Il programma del Partito è emblematico di questa scelta: liberale e moderato in economia, con il rifiuto del protezionismo, mira ad una flat tax al 21% sul corrispettivo italiano della nostra Irpef, un abbassamento delle imposte sul reddito d’impresa e una riduzione al minimo dell’imposta sulla casa e della tassa di successione. Il successo andaluso lo si deve alle proposte di lotta dura all’immigrazione illegale, con espulsione dei clandestini e dei regolari che commettono reati gravi (vi ricorda qualcosa?), quote di arrivi a seconda delle necessità economiche del Paese e del profilo lavorativo e culturale degli immigrati oltre che la costruzione di un muro impenetrabile per le enclavi africane di Ceuta e Melilla. Ma l’architrave del programma di Vox, stando al suo manifesto fondativo, è una riforma dello Stato delle Autonomie che date le ultime vicende dell’indipendentismo catalano, ha fatto entrare la Spagna in una spirale di instabilità politica tale da mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza dell’unità dello Stato. Il Programma del partito mira all’evoluzione dello stato delle autonomie verso uno stato unitario amministrativo decentralizzato che riconosce i fattori culturali, linguistici, giuridici, insulari del nostro paese con  l’abolizione dell’Autonomia Catalana definita come golpista in cambio di una maggior centralizzazione dello Stato attraverso la trasformazione dello stato autonomo in uno stato di diritto unitario con un singolo governo e un parlamento unico per tutta la Spagna.  Ritorno allo Stato delle competenze in materia di educazione, salute, sicurezza e giustizia limitando il più possibile la capacità legislativa regionale.

Inoltre Vox si distingue dagli omologhi europei per una base elettorale che vive nelle grandi città (in riferimento l’Andalusia) con un reddito e un livello di istruzione medio alto stando ai dati riportati da YouTrend. Non è un caso che i dirigenti di Vox a chi gli dice di essere di estrema destra, rispondono ‘’Siamo di estrema necessità’’.  Le piazze di questo nuovo movimento post-ideologico, al grido di ‘’Hacer España Grande Otra Vez. ‘’, in una Spagna divisa tra spinte autonomiste e arrivi di immigrati, saranno destinate ulteriormente a riempirsi.

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